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Termini Imerese: sesta notte sul tetto per gli operai della Delivery Email

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Non accenna a placarsi la protesta che vede coinvolti diversi operai della Delivery Mail, saliti sul tetto di uno dei capannoni dello stabilimento Fiat di Termini Imerese per protestare contro il licenziamento che sarà valido per loro dal prossimo 1 febbraio.

La Delivery Email, una delle aziende dell'indotto generato dello stabilimento siciliano, si è finora occupata della pulizia dei cassoni usati nella produzione delle auto, un incarico dal quale la ditta è stata sollevata a causa della decisione di Fiat, intenzionata ad occuparsi in proprio della pulizia causando quindi il licenziamento del personale della Delivery Email, cosa che ha dato il via alle proteste degli operai, decisi ad opporsi alla decisione.


Proteste che vanno avanti ormai da giorni, tanto che, quella appena passata, è stata la sesta notte che ha visto ben 13 operai assiepati sul tetto tra il freddo e i gas scaricati nell'aria dalle ciminiere dello stabilimento. Un modo per far conoscere la propria situazione deciso quanto pericoloso però, al punto che nei giorni scorsi 3 operai sono stati fatti scendere per questioni di salute.

Così, proprio per ovviare a questa situazione, è previsto per oggi un vertice in prefettura a Palermo, dove si cercherà un incontro per discutere con i Sindacati e cercare una soluzione al fine di porre fine alla protesta.

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NELLA CRISI ECONOMICA NOI STIAMO DALLA PARTE DEI LAVORATORI !!

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Mentre per televisione si ostinano a farci credere che la crisi sia finita le piccole e medie imprese agonizzano e vengono lasciati a casa migliaia di lavoratori e lavoratrici:
per il Governo Berlusconi sono importanti solo i processi del Premier e creare terrore sugli immigrati !

Non solo, in alcuni casi, come alla G.D.S. (Global Display Solution) di Cornedo Vicentino, dove la crisi non è arrivata, i padroni decidono di lasciare a casa 44 lavoratori veneti per esportare la produzione in uno stabilimento in Romania è aumentare, così, il loro profitto adducendo la scusa che è finita una commessa di lavoro:
il paradosso è che questa fabbrica “macina” da tre anni bilanci in positivo e che la sede rumena è stata fatta con il parziale finanziamento della Regione Veneto (Finest e Veneto sviluppo)!

E’ come se i lavoratori, con il loro IRPEF Regionale in busta paga, si fossero finanziati il licenziamento!

NOI CI PROPONIAMO DI BLOCCARE QUESTA INDECENZA:
la Regione Veneto deve togliere i propri finanziamenti alla GDS se non saranno ritirati tutti licenziamenti !

In questo senso si sono già mossi i nostri rappresentanti in Comune a Recoaro(Giuliano Ezzelini Storti), in Provincia (Emilio Franzina), in Regione (Pietrangelo Pettenò).


PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
Circolo Valle Agno - Dipartimento Lavoro della Federazione di Vicenza
Gruppo Consiliare Regionale Veneto
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